Anch’io sono americano! Ma davvero?

L’intricata storia di come gli Stati Uniti d’America si sono appropriati di un nome proprio che appartiene a tutto un continente. Grazie, anche, all’aiuto delle ‘élite intellettuali’ europee non anglofone. Una storia d’imperialismo linguistico. Leggendo questo reportage aspettatevi di tutto: le idee umane più bizzarre e le sorprese più inaspettate.

di Katia Novella Miller

América / Americas - Hemisferio Occidental / Western Hemisphere - Continente Americano / American Continents - Indias Occidentales / West Indies.

América / Americas – Hemisferio Occidental / Western Hemisphere – Continente Americano / American Continents – Indias Occidentales / West Indies.

In quasi tutti i paesi d’Europa ed in molti stati del globo terrestre sembra che in molti stiano per dimenticare, se non l’hanno già fatto, che America è un continente ed è ‘americano’ chiunque sia nato in esso. Oggi in Italia nelle tv, sui giornali, nei bar si parla d’America per designare gli Stati Uniti e la gente chiama ‘americani’ soltanto chi è nato in quella ex colonia britannica di Nordamerica. Ma vi siete mai messi nei panni di un ispano-americano, di un argentino, di un colombiano, di un franco-americano o di un brasiliano (ex colonia portoghese)? Che ne direste se la Germania, che nuovamente gode di un forte potere economico e quindi di una forte influenza culturale, iniziasse a chiamare se stessa Europa e trovasse per i paesi mediterranei un nuovo nome, ad esempio Eurafrica (vista la vicinanza), Mediropa o Latinoeuropa e ci iniziassero a chiamare afroeuropei, mezzoeuropei o latinuropei, ma non europei? O se il Sudafrica si appropriasse del nome Africa e per gli altri paesi del continente si dovesse trovare un nome alternativo?

Probabilmente ad alcuni non importerebbe affatto ma sicuramente la maggior parte degli italiani non gradirebbe. Ed è proprio questo ciò che succede a molti ‘americani’ che non sono nati negli Stati Uniti, dal Canada al Cile.

Questo ‘strano’ ma anche, storicamente parlando, comune fenomeno linguistico (il cambio di significato dei nomi) è dirompente in Italia, in Europa ed in gran parte del mondo. E anche se tanti ‘latinoamericani’ si sono abituati e rassegnati, ancora molti – specialmente in Sudamerica – non l’hanno ancora accettato e nonostante sembri ormai una battaglia persa, continuano a sottolineare l’ingiustizia che implica il significato contemporaneo di queste parole. Ed è senz’altro negli Stati Uniti dove questo dibattito tra chi si è impossessato del termine America, spesso inconsciamente, e chi sente che glielo stanno togliendo è più acceso.

”Mettere in discussione l’origine del nome di America è questionare la natura non solo delle nostre lezioni di storia , ma la nostra stessa identità di americani”. Ma questo ragionamento non è forse valido anche per gli altri, gli esclusi?

”Se sei latinamericano è irritante essere costantemente cacciato via, cancellato dalla geografia del continente che ti ha partorito”.

Tra gli ispano-americani, soprattutto i messicani ed i cubani sembrano aver già digerito questa esclusione accettando di chiamare americani gli statunitensi. Molti giovani, inoltre, non sentono questa ‘appropriazione’ come una specie di furto a proprio danno poichè sono cresciuti sentendosi chiamare latinoamericani, sudamericani, latino… Ma per un largo numero di americani non statunitensi continua ad essere una questione che apre ferite.

Ma come è potuto accadere che il nome proprio di un continente oggi sia usato soltanto per un paese? Per capirlo dobbiamo lasciare l’attualità e fare un salto nella storia.

MAPPA DI TOLOMEO 150 dc. La mappa di Tolomeo fu riscoperta nel 1300 dc. Questa era l’immagine del mondo che avevano gli europei prima della ‘loro scoperta’ del continente americano.

Le origini. Nel 1492 il genovese Cristoforo Colombo (1), finanziato dai re di Castiglia ed Aragona e da alcuni banchieri di Genova, cercò una nuova rotta per l’India, necessaria giacché l’invasione ottomana aveva bloccato il commercio europeo con l’Asia. Com’è noto Colombo arrivò nelle isole dei Caraibi popolate dagli indios Arawak, davanti alle coste dell’America Centrale, e le chiamò Indie, convinto che si trattasse della terra delle spezie che cercava. L’ammiraglio – che aveva avuto dai re spagnoli ampi poteri e diritti sui territori da lui ‘scoperti’ – istaurò quello che poi sarebbe diventato il sistema coloniale spagnolo e portoghese e diede inizio al commercio di schiavi africani. Ma dopo il suo terzo viaggio, vittima dell’invidia, l’avidità e dei sospetti che suscitava come ‘straniero’, dovette ritornare in Spagna incatenato. I re gli tolsero tutti i privilegi e anche se gli permisero di fare un quarto ed ultimo viaggio in cui costeggiò le coste centroamericane, il suo nome cadde in disgrazia e nell’oblio lasciando campo aperto ad altri esploratori.

A Siviglia Colombo aveva conosciuto il fiorentino Amerigo Vespucci. Costui lavorava all’Alcazar per conto di Giannotto Berardi, il mercante fiorentino più importante di Andalusia: a Saviglia Berardi rappresentava il fiorentino Bartolomeo Marchioni, l’uomo che controllava in nome proprio e per conto dei Medici il commercio d’oro e schiavi in Portogallo.

Nel 1494 Vespucci allestì per i fratelli Colombo una spedizione di schiavi.

All’inizio la relazione tra i due era stata prettamente commerciale, poi epistolare ed infine di amicizia e stima. Un’amicizia molto probabilmente rafforzata da quei sospetti che entrambi suscitavano per il fatto di essere forestieri (status che li rendeva facili capri espiatori), fatta di confidenze e nutrita dal comune interesse per quelle terre lontane.

Il numero di viaggi fatti da Vespucci è incerto, tre o quattro; i primi due per la corona spagnola, gli altri per quella portoghese. Nelle sue esplorazioni Amerigo perlustrò le coste atlantiche dell’America meridionale arrivando, nella terza spedizione, finanziata dai lusitani, fino alla Patagonia.

Com’era da spettarsi, in Spagna la collaborazione di Vespucci con i portoghesi svegliò le malelingue e quando fu scoperto che utilizzava le mappe ufficiali nelle sue lezioni private di cartografia, gli fu vietato l’insegnamento e di prestare qualunque altro servizio ai re. E come per il suo amico genovese, i suoi ultimi anni furono segnati da pochi agi e dalla nostalgia per quella ‘nuova terra’ che non avrebbe rivisto mai più.

Ma diversamente da Colombo, che secondo la maggior parte degli studiosi rimase convinto di essere arrivato nelle Indie (Asia), Vespucci si rese conto di essere approdato in un ‘Mundus Novus’. E fu questa intuizione a far arrivare il suo nome fino a noi.

Mappa di Waldseemuller

América / Americas – Hemisferio Occidental / Western Hemisphere – Continente Americano / American Continents – Indias Occidentales / West Indies.

Il Nome di America. Anche se alcuni studiosi sospettano che nelle relazioni dei suoi viaggi, compiuti tra il 1497 ed il 1504, Vespucci abbia voluto togliere ogni merito della scoperta al suo amico Colombo– ma su questo punto bisogna sottolineare che le relazioni furono pubblicate a Firenze e quindi non è improbabile che siano stati i fiorentini a volere per loro la medaglia della ‘scoperta’ – non è direttamente merito suo se oggi il suo nome è sulla bocca di tutti, ma dei tedeschi.Nel 1507 arrivò nelle mani del Duca della Lorena, Renato II, un esemplare di una lettera di Vespucci che conteneva la relazione dei suoi ‘quattro viaggi’ (2) ed una mappa dell’America meridionale. Il duca era il protettore del monastero di Saint-Die, dove i confratelli dividevano il tempo tra preghiere, inni sacri e attività amanuensi. Il monastero di Saint-Die aveva una piccola tipografia (3) che produceva edizioni di opere uniche. In quel momento stavano preparando una nuova edizione della Geografia di Tolomeo (4), ma appena furono al corrente della lettera e della mappa di Vespucci abbandonarono il progetto e decisero di pubblicare un volumetto che avrebbe annunciato ‘all’umanità conosciuta’ la scoperta del quarto continente.

E’ al tedesco Martin Waldseemüller che va il merito della diffusione del nome. Martin Waldseemüller, correttore di bozze, disegnatore e cartografo che aveva studiato all’Università di Friburgo, fu incaricato del progetto. Molto probabilmente Matthias Ringmann lo affiancò nell’opera scrivendo il testo.

Il 24 aprile del 1507 veniva pubblicato il volumetto con il titolo ‘Cosmographiae Introductio’. Il testo era accompagnato da un planisfero e da una pagina da ritagliare che attaccata sopra una sfera dava un’idea esatta del globo terrestre (secondo alcuni storici il modello era identico a quello che Vespucci aveva fatto con le sue mani e donato al Popolano, Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici). Nell’ultimo capitolo del volumetto compariva il testo che rese celebre il fiorentino: ”Un’altra quarta parte del mondo è stata scoperta da Amerigo Vespucci…non vedo alcuna ragione per non chiamarla America, come la terra di Americus, per Amerigo il suo inventore”. Ovviamente alla mappa, a cui fu associato il nome, si deve la divulgazione.

Il libretto ottenne un enorme successo. Soltanto nel 1507 ne furono fatte sette edizioni. E fu così che – senza fare giustizia a Colombo, che mori dimenticato nel 1506 – il nome ‘America’ creato dai tedeschi iniziò a diffondersi e diventò popolare in Europa e poi nel resto del mondo.

Ma che c’entravano i tedeschi?

Nominare è dominare. E’ utile ricordare che la nomenclatura geografica mondiale è profondamente legata alla storia delle invasioni, agli interessi economici e alle lotte di potere tra i vari gruppi umani. Anche se il regno Castigliano-Aragonese aveva quasi tutti i ‘diritti’ sulle terre appena invase, non li ebbe per nominarle. Il fatto che siano stati i tedeschi a dare un nome alle terre scoperte ed invase dagli spagnoli – la cui ‘proprietà’ (divisa tra spagnoli e – in piccola parte – portoghesi) era stata decretata dal Papa spagnolo Alessandro VI – non era che una maniera di questionare l’esclusività della Spagna. A sostegno di questa tesi l’evidenza storica: dopo pochi anni dalla scoperta tutte le potenze europee di allora – prima il Portogallo, poi l’Inghilterra, la Francia, l’Olanda e la Svezia – iniziarono a sfidare la Spagna reclamando per se stesse il diritto di possedere territori in quel ‘Mundus Novus’ ed occupando terre ‘ufficialmente’ spagnole.

Indie Occidentali versus America. Nel XVI secolo quasi tutta l’Europa iniziò a chiamare il quarto continente America, ma in Spagna ed in Portogallo si cominciò ad usare questo nome soltanto alcuni secoli dopo.

Negli anni successivi alla ‘scoperta’, gli spagnoli si riferivamo a quelle terre chiamandole ‘Las Indias’. Qualche anno dopo, quando fu chiaro che si trattava di un nuovo continente, e non della Cina o dell’India, il nome diventò ‘Indie Occidentali’ (5), per differenziarle da quelle orientali.

E fu questo il nome che si usò in Spagna, in Portogallo e in Iberoamerica per riferirsi al ‘Mundus Novus’ fino al secolo XVIII: Indie Occidentali e non America!

Per i suoi abitanti, invece, si creò una nuova nomenclatura. Durante la colonia, spagnoli e francesi chiamarono gli europei nati nel continente americano, rispettivamente, criollos (che deriva dalla parola castigliana crío = cucciolata, discendenza) e créole (in Canada ed altri territori francesi del continente americano). Mentre i nativi venivano chiamati indios o indien, nome dato ai popoli originari da Cristoforo Colombo (6). Nell’America spagnola fu creata anche una specifica terminologia per i diversi tipi di meticciato etnico: mulato (nero e bianco), zambo (nero e indio o nero, indio e bianco), mestizo (in origine bianco e indio).

Nel territorio portoghese, il Brasile, i termini crioulo e criolo si usarono invece per designare persone nere o di discendenza nera; unica eccezione lo stato di Río Grande del Sur, ex dominio spagnolo, dove criolo significava figlio di europei nato in America. Mentre nel resto del Brasile le persone di discendenza europea erano chiamate brasileiros.

I primi europei a definirsi americani furono quelli delle ‘Tredici Colonie’ fondate nel Nordamerica dal regno d’Inghilterra tra il XVII ed il XVIII secoli. Fin da quando occuparono i primi territori ed ebbero inizio le migrazioni, i britannici chiamarono il ‘Mundus Novus’ America e chi viveva o nasceva in quella sponda dell’Atlantico americano.

Ma che significava esattamente ‘American’ per gli angloparlanti di quei tempi? Al riguardo è arrivata poca informazione fino a noi, ma da quel poco che sappiamo sembra che ‘American’ fosse usato soltanto per i bianchi e, fino a qualche decennio dopo l’indipendenza degli Stati Uniti, esclusivamente per ‘europei’ di origini geografiche e credenze religiose specifiche.

La parola composta ‘Native American’ comparve per la prima volta sul Oxford English Dictionary nel 1737, ma non è chiaro il significato. Tuttavia alcuni fatti storici parlano da soli. Nel 1850, un gruppo di protestanti anglosassoni statunitensi usava in maiuscola la terminologia ‘Native American’ per differenziare se stessi dai nuovi immigrati irlandesi e tedeschi provenienti da zone predominantemente cattoliche. Nel XIX secolo i protestanti statunitensi costituìrono il partito politico ‘Know-Nothing’ (Niente Sapere), che dopo qualche anno fu rinominato ‘The Native American Party’. Curiosamente quei primi ‘Americans’ sostenevano che soltanto i britannici (inglesi, gallesi e scozzesi) ed i tedeschi sassoni (della Sassonia), sia gli uni che gli altri protestanti, ma non gli irlandesi ed i tedeschi cattolici, potevano essere considerati ‘white’, bianchi, e perciò godere degli stessi diritti di cui godeva questa categoria ‘razziale’. L’uso di ‘Native American’ per riferisi ai popoli nativi del continente si diffuse negli Stati Uniti molto più tardi, con i movimenti dei diritti civili del 1960-1970. Durante la colonia i popoli originari venivano chiamati, come nel resto del continente, ‘Indians’.

Siamo tutti Americani! E’ con i movimenti indipendentisti che il nome di America si diffuse in tutto il continente acquistando un valore emancipatorio. Sia nelle colonie inglesi che in quelle spagnole e portoghesi i partidari dell’indipendenza difesero uno spirito americanista in opposizione all’Europa imperialista, al dominio europeo nel ‘Mundus Novus’.

Sconfitti la Spagna ed il Portogallo dall’Inghilterra, spinti dalla codizia e dai conflitti d’identità delle elite locali e dal desiderio di giustizia delle classi sociali più povere, gli iberoamericani si scordarono che si trovavano nelle Indie Occidentali e abbracciarono il nome di America creato dai ‘tedeschi’ e già consolidato nelle colonie del nord e in gran parte di Europa: America era diventata tutto il continente!

Nel 1776 le colonie inglesi adottarono il nome di Stati Uniti d’America. Ma similmente, i nuovi governanti delle colonie che si indipendizzarono dalla Spagna, dal Portogallo e dalla Francia nei primi decenni dell’800 parlavano delle ‘repubbliche americane’. Infatti in Ispanoamerica le parole ‘America’ e ‘americano’ furono ampiamente utilizzate da leader come Simón Bolivar (generale delle forze indipendentiste del Sudamerica spagnolo), nei nomi di organizzazioni, eventi: nel 1847 e nel 1864 si celebrò a Lima il ‘Congresso Americano’… Tuttavia appena si consolidarono le nuove repubbliche, il doppio americanismo – Stati Uniti e continente – si fece conflittivo.

A molti politici ed intellettuali ispanoamericani del ‘800 questo doppio uso di America non andò giù e seguitarono ad usare ‘Stati Uniti di Nordamerica’ per il paese e ‘America’ per l’intero continente. Ancora oggi nemmeno in Canada, dove attualmente è diffuso l’uso dell’aggettivo ‘American’ per gli statunitensi, la polemica si è del tutto placata.

Il Canada. Anche se oggi tutti chiamano i vicini del sud Americans (e in genere ci tengono a non essere confusi con loro), i canadesi non hanno mai visto di buon occhio che gli Usa abbiano fatto del nome dell’intero emisfero un proprio ed esclusivo dominio. Infatti i canadesi usano Stati Uniti o Stati Uniti di America quando parlano del paese e America per l’intero continente. Nella burocrazia gli statunitensi sono classificati come ‘other North Americans’, altri nordamericani.

Nomi alternativi per gli Stati Uniti e gli statunitensi. Innegabilmente la fondazione degli Stati Uniti nel 1776 creò nella lingua inglese un’ambiguità linguistica con il nome che allora, in inglese, poteva riferirsi al paese o a tutto il continente. La soluzione che incontrarono i paesi anglofoni (ma non il Canada o i territori dei Caraibi) fu ovvia e senz’altro la più facile: considerare che c’erano due continenti, due Americhe: Americas è infatti il plurale. Il confine tra questi due continenti, secondo gli statunitensi mediamente istruiti, è nel Panama (nella vecchia frontiera coloniale tra il Vicereame di Nuova Spagna ed il Vicereame del Peru, curioso!).

Nel corso degli anni alcuni statunitensi hanno tentato di ovviare questa appropriazione suggerendo nuovi nomi per il paese e per i suoi cittadini. Dal 1789 al 1939 sono stati proposti vari aggettivi per sostituire American (americano): columbian, columbard, fredonian, frede, unisian, united statesian, colonican, appalacian, usian, washingtonian, usonian, uessiam, u-s-ian, uesican, united starter. Per il paese ‘Columbia’ è stata senz’altro l’alternativa più nota. Tuttavia nessuna di queste proposte ha avuto successo.

Negli Stati Uniti inoltre non sono mancati tentativi per sensibilizzare la popolazione locale su questo tema. Nel 1987 l’artista cileno Alfredo Jaar presentò nello schermo gigante di Times Square, New York, una mappa degli Stati Uniti attraversata dalla frase : ‘Questa non è America”. Successivamente la parola America si espandeva fino ad occupare tutto lo schermo e la ‘R’ diventava una mappa di tutto il continente.

”L’obiettivo era fare riflettere gli statunitensi, farli rendere conto che questo paese si è imposessato del nome di America e che perfino il nostro linguaggio quotidiano ci obbliga a immaginare soltanto una dimensione di America”, spiegava Peter Winn, prefessore di Storia della Tufts University, nel Massachusetts. ”Molti statunitensi scordano che compartiamo l’America con altri 33 stati. E ciò che rende il collegamento del nome di America con gli Stati Uniti particolarmente ironico – sottolineava Winn – è che il nome cominciò ad essere usato nei libri e mappi del secolo XVI associato al Sudamerica, dopo i viaggi di Amerigo Vespucci in quelle zone”.

Mapa-mundi-con-banderas-361x480‘American’ in senso continentale nell’inglese statunitense. Anche se per quasi tutti gli statunitensi America e American sono sinonimi degli Stati Uniti, ancora oggi rimangono alcune, anche se poche, eccezioni linguistiche. Tra queste ‘American Spanish’, spagnolo americano, per diferenziarlo da quello europeo; nel nome ‘Organization of the American States’ (OAS), organizzazione degli stati americani (riferendosi a tutti i paesi del continente); per i popoli nativi del continente ‘Native Americans’ e perfino ‘Americans’.

Com’è noto nella regolazione commerciale l’ambiguità che pone l’uso del nome America è stata evitata (e così anche potenziali conflitti legali) con la dicitura ‘Made in the USA’ o ‘Made in USA’ (fatto negli Stato Uniti) invece di ‘Made in America’.

America per gli Americani. Indubbiamente fu il famoso slogan della dottrina Monroe dei primi decenni dell’ottocento ‘America per gli americani’ a diventare particolamente ironico per gli americani non statunitensi: quale delle Americhe e per quali americani? Non è quindi una pura coincidenza se proprio nei primi decenni dell’ottocento gli ispanoamericani iniziarono a sentire la necessità di un nome alternativo.

America Latina. Ironia della storia: nemmeno questa volta furono gli iberoamericani a creare questo toponimo, ma i francesi interessati a guadagnare influenza su quelle zone ora che la Spagna ed il Portogallo non erano più potenze. Il pensiero francese propose un modello concettuale che diventò la base del termine ‘America Latina’.

Nel 1836 l’economista e politico francese Michel Chevalier pubblicò a Parigi la cronaca dei suoi viaggi nel continente americano. ”I due ceppi, quello latino (7) e quello germanico, si riproducono nel nuovo mondo. L’Ameria del Sud è come l’Europa meridionale, cattolica e latina, mentre l’America del Nord…”. Molti intellettuali e politici europei ed ispanoamericani iniziarono ad utilizzare l’aggettivo ‘latino’ per enfatizzare la differenza di questi paesi con gli Stati Uniti e l’affinità con la cultura francese. Il governo parigino ovviamente ne era entusiasta. ”Soltanto la Francia” – che in quel momento si disputava il dominio del mondo con l’Inghilterra – ”può prevenire che questa famiglia (latina) venga sommersa dalla doppia innondazione di germani e anglosassoni’, scriveva Chevalier. Di conseguenza il mercato iberoamericano si riempì di prodotti francesi ed i francesi ebbero un accesso privilegiato alle materie prime della zona. In nome di queste idee fu perfino stabilito un governo francese in Messico tra il 1861 ed il 1867.

Nel 1948 questo nuovo nome fu utilizzato per la prima volta per una organizzazione internazionale: La Comisión Económica para América Latina (CEPAL) delle Nazioni Unite. Dopo la seconda guerra mondiale nelle università statunitensi il termine ‘Latin American Studies’ diventò il favorito per designare gli studi sui paesi a sud degli Stati Uniti includendo i Caraibi.

”In realtà lo sviluppo dell’indentità latinoamericana è stata un meccanismo di interiorizzazione di un senso di sé dato da paesi stranieri. Paradossalmente anche il progresso avuto dopo l’indipendenza è stato alimentato da valori e costumi europei, inglesi, francesi, e successivamente statunitensi”, evidenzia Philip Swanson del Dipartimento di Studi Ispanoamericani dell’Università di Sheffield in Gran Bretagna. Ed è evidente che soltanto una storia di colonialismo e dipendenza permette di adunare tanti paesi e tante culture differenti con il nome di ‘America Latina’: ex colonie inglesi dei Caraibi, ex colonie olandesi, spagnole, portoghesi…America Latina non è un’unità culturale, etnica o economica ma una categoria geopolitica. L’America Latina raggruppa i paesi americani più deboli economicamente e storicamente più dipendenti. E per molti è un nome escludente e fuorviante.

In America Latina ci sono zone che furono assoggettate dagli inglesi, dagli olandesi, che non sono latini. Nell’America del Nord ci sono zone che furono dominate dalla Francia e dalla Spagna ma che non sono ritenute latinoamericane. Inoltre le popolazioni native, numerose in paesi come il Guatemala, la Bolivia, l’Ecuador, il Messico ed il Perù, ma presenti in tutto il continente, non possono considerarsi latine e rimangono escluse dal nome dato alla regione in cui vivono. E lo stesso vale per i discendenti di africani, asiatici, arabi, ebrei, germanici, anglosassoni, irlandesi, slavi dell’America Latina.

Il nome America e l’aggettivo ‘americano’ nel mondo di oggi.

In giapponese un cittadino degli Stati Uniti è ‘amerika-jin’.

Statunitense in russo: ‘amerikanec’, per gli uomini, e ‘amerikanka’ per le donne.

In cinese ‘meriguó’ (Stati Uniti), ‘meizhou’ (continente americano). Guo (paese), zhou (continente).

In francese, nel ‘Grand Dictionnaire Encyclopé’ e nel ‘Petit Robert des Nomes Propres’ si usa il singolare per il continente.

Anche in tedesco il nome America designa il continente e, nel senso più moderno, gli Stati Uniti.

In italiano l’enciclopedia Treccani ancora oggi definisce America il continente.

Nel dizionario d’inglese Cambridge. America: ”Gli Stati Uniti o/e l’America Settentrionale e/o Meridionale”. Americano: ”concernente gli Stati Uniti o i suoi cittadini; relativo al Nord e Sudamerica”. Nel dizionario britannico Oxford. America: ”la massa di terre dell’emisfero occidentale comprendente il Nord ed il Sudamerica; il nome degli Stati Uniti d’America”. Americano: ”relativo o caratteristico degli Stati Uniti ed i suoi abitanti; relativo ai continenti americani”.

Il Dizionario de la Real Academia Española ha modificato recentemente le definizioni di America ed americano sottolineando che oggi sono piuttosto usati in riferimento agli Stati Uniti, ma consigliando di non utilizzarli ‘in questo senso inappropriato’.

E’ innegabile e sotto gli occhi di tutti che è sempre più radicato in tutto il mondo l’uso di America per denominare soltanto gli Stati Uniti e di americano per chiamare le persone nate nel paese nordamericano. Questa divulgazione è dovuta all’influenza economica e culturale degli Stati Uniti e dei paesi anglosassoni nel mondo ma anche all’uso massivo di queste parole per nominare gli USA ed i suoi cittadini da parte dei media (tv, radio, giornali, riviste…) nei vari paesi del globo.

Ancora alla ricerca di un nome, di una identità propria? Come abbiamo visto sia il nome America che il toponimo America Latina non sono stati creati dagli iberoamericani, ma da forze foranee.

Dal canto loro, oggi i mezzi di comunicazione più potenti dell’area , come la venezuelana Telesur, e molto del giornalismo ispanoamericano, rilanciano riflessioni nate negli anni successivi all’indipendenza, principalmente ripensamenti e riformulazioni delle idee del cubano José Martí – che nel suo saggio ‘Nuestra América’ (8) metteva in guardia sull’enorme influenza e penetrazione della cultura statunitense – e del uruguaiano José Enrique Rodó – che nel libro Ariel evidenziava che l’unità culturale esistente nelle varie nazioni nate dopo la colonia è più forte delle differenze che le dividono sottolineando la necessità di una unione. Ma paradossalmente perfino il giornalismo ispanoamericano di ‘sinistra’ sta anche riproponendo lo stesso fenomeno di interiorizzazione di concetti stranieri che hanno caratterizzato la storia dell’America ‘eternamente’ in via di sviluppo. Infatti da qualche anno suggeriscono continuamente ai lettori, al pubblico televisivo e radiofonico iberoamericano il nome dato dagli statunitensi e dal mondo anglofono a quella parte de mondo e, di conseguenza, la loro visione (di due continenti): Americas.

ABYA YALA, nome dato al 'Nuovo Mondo' dai popoli nativi americani ed ampliamente utilizzato in tutto il continente.

ABYA YALA, nome dato al ‘Nuovo Mondo’ dai popoli nativi americani ed ampliamente utilizzato in tutto il continente.

Nominare è appropriarsi. Sorprendentemente – ma anche logico sviluppo storico – oggi i più coscienti di questi fenomeni linguistici sembrano essere i popoli originari (9) del continente, gli ‘indios’. Sono infatti proprio loro i più attivi e creativi in questa battaglia di nominare.

Nella seconda Cumbre de Pueblos Originarios Americanos tenutasi a Quito, in Ecuador, nel 2004 è stato usato per la prima volta il nome ‘Abya Yala’ per designare il continente americano. E oggi varie associazioni, organizzazioni, comunità, istituzioni e rappresentanti nativi di tutto il continente l’hanno adottato.

Abya Yala ”è un nome abbastanza conosciuto in alcuni ambienti degli Stati Uniti – racconta Indian Country Today Media Network –soprattutto tra le comunità della zona sud occidentale e nel sud della California, ma non è ancora universale. Qui, nel nord, noi chiamiamo questa terra ‘Turtle Island’ (l’Isola delle Tartarughe)”.

”E’ ancora una questione aperta nel mio libro, ma nel sud degli Stati Uniti è già usato”, conferma Antot Masuka di Native American Indian Culture.

Abya Yala significa: territorio salvato, preferito, insanguinato della madre grande. Questo nome fu dato al continente dal popolo originario dei Kuna – delle montagne del Darien, in Panama – ancora prima dell’arrivo degli europei ed è uno dei pochi nomi nativi sopravvissuti fino ai giorni nostri.

”Abya Yala vuole essere una calamita intorno all’idea che un sistema diverso può essere raffigurato ed è possibile. Dare nomi propri è appropriarsi. E’ fare proprio uno spazio. Ed è proprio questo ciò che i popoli originari stanno proponendo con questo ‘altro’ lessico”, spiegano nel website del popolo originario sudamericano Tupí-Guaraní ‘Cronicas de la tierra sin mal’.

La storia ci dimostra che le parole cambiano di significato da un giorno all’altro. E che la creazione di nuovi nomi sono una costante umana. Quindi non è illogico chiedersi se in un continente sempre più spinto a rivedere la propria storia, in cui i popoli originari stanno ritornando ad avere visibilità ed influenza, in cui la forza della mescolanza culturale ed etnica – che va precisato è caratteristica di tutte le società umane – è particolarmente vigorosa e irrefrenabile…potrebbero essere proprio i popoli originari a proporre la soluzione al problema del nome di America?

”Arriverà il giorno in cui tutti i nomi europei spariranno dai paesi del ‘Nuovo Mondo’ e saranno restituiti gli antichi”, disse nel’800 il frate Servando Teresa de Mier di Nuova Spagna (10). Soltanto il tempo dirà se aveva ragione.

 

Note

(1) Alcuni sostengono che era un sefardita di Genova, altri un nobile catalano, un gallego, un portoghese…

(2) Sono certi soltanto tre viaggi di Vespucci, due fatti per conto della Corona castigliano-aragonese, uno per la corona portoghese.

(3) I ‘germanici’ furono i primi europei a sviluppare la tipografia.

(4) Mappa di Tolomeo, anche se non sono mai state incontrate copie dell’originale si sa che fu elaborato dall’astronomo, astrologo, chimico, geografo e matematico greco-egiziano Claudio Tolomeo, circa 150 dc. E’ il più antico mappamondo ‘ufficiale’ che conosciamo ed era questa l’immagine che la maggior parte degli europei aveva del pianeta terra prima della ‘scoperta’ del continente americano. Fu conservato dagli arabi e riscoperto dagli europei nel 1300 dc.

(5) Curiosamente il nome ‘Indie Occidentali’ è sopravvissuto fino ai giorni nostri nelle ex colonie britanniche dei Caraibi.

(6) La denominazione dei popoli nativi americani, gli Indios o Indiani. C’è una certa confusione sulla parola ‘Indio/Indiano’, una credenza sbagliata che ci fa credere che si riferisce in qualche modo all’India. Quando Colombo arrivò nei Caraibi non stava cercando un paese chiamato India. Gli europei chiamavano quel paese Indostan nel 1492, puoi vederlo nelle vecchie mappe. Colombo chiamò ‘Indio/Indiani’ i popoli tribali che incontrò, prendendo spunto dall’espressione italiana ‘in Dio’ ”, affermò Russell Means, membro della Tribù Sioux Oglala Lakota e probabilmente la figura più conosciuta del Movimento Indiano statunitense, in un discorso nel 1980.

(7) Latino: la lingua dell’antica Roma e dei popoli conquistati da essa.

(8) Le Americhe in America Latina. Il nome al plurale cominció ad essere utilizzato in America Latina quando, raggiunta l’indipendenza, le Tredici Colonie inglesi adottarono il nome di Stati Uniti di America creando così un’ambiguità dal momento che in inglese il nome era utilizzato sia per il paese che per l’intero continente. Fu allora che gli ispanoamericani iniziarono a parlare di ‘la nostra America’, in opposizione all’America anglofona, e ad usare occasionalmente il nome al plurale. Ma per loro continua ad esistere soltanto un solo continente americano.

(9) ‘Popoli originari’ questa parola composta fa parte del nuovo lessico adottato dalle comunità native iberoamericane per superare le designazioni eurocentriche quali ‘popoli indigeni’, ‘indios’… In Canada si usa ‘premieres nations’ e ‘first peoples’; negli Stati Uniti dal 1968 ‘American Indian’ e ‘Native American’ (per i nativi di tutto il continente).

(10) Finita la fase della ‘conquista’, gli spagnoli divisero in due blocchi amministrativi i loro possedimenti d’oltremare: il Vicereame di Nuova Spagna, dal Costa Rica fino a gran parte degli Stati Uniti includendo le isole dei Caraibi e le Filippine ed il Vicereame del Peru o di Nuova Castiglia, dal Panama in giù. Il Brasile era colonia portoghese.

Glossario

COLOMBO, COLONIA, COLOMBIA & COLUMBIA. La parola ‘colonia’ ed il verbo ‘colonizzare’ non provengono dal nome di Colombo, come farebbe pensare il suo cognome in spagnolo: Colón. Il verbo ‘colonizzare’ deriva dalla parola latina ‘colonia’ (territorio stabilito da gente che non è di quel posto). Dal nome di Colombo hanno origine i nomi di Colombia nel territorio ispano-parlante e Columbia in quello anglo-parlante.

 

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